Inchiesta. Dogane, tempesta sul concorso

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Se non disponete di uno zelante “santo in paradiso” allora è meglio che vi scordiate uno dei 69 posti da dirigente previsti dal concorso dell’Agenzia delle Dogane, bandito nel 2011 e oggi in fase di svolgimento.

Già, perché, come spesso accade nel nostro Paese, dove la preparazione e il merito dei candidati sono valori, per così dire, soggettivi e relativi, anche stavolta ad avere la meglio sembra essere soprattutto l’influenza del “santo”, che nel caso in questione ha il nome di un vento che spira forte dall’Africa: Libeccio.

Di questo vento, che in genere anticipa temporali e furibonde mareggiate, l’alto funzionario Alberto Libeccio, nato nel 1958 a Napoli, divenuto nel 2007 direttore interregionale dell’Agenzia delle Dogane di Campania e Calabria e oggi potente membro della commissione esaminatrice del concorso sopraccitato, sembra possedere l’audacia – per muoversi aereo da un incarico all’altro – e l’imperturbabilità, fondamentale per spazzare via, quando e se necessario, veti e vincoli formali.

Passa come un refolo dalla parte di docente di un corso di formazione sui procedimenti disciplinari riservato ad alcuni funzionari selezionati (svoltosi a Roma il 18 e 19 luglio 2012, solo due mesi dopo la sua nomina a commissario del concorso per 69 dirigenti), all’autorevole ruolo, appunto, di componente della commissione d’esame, dove il 30% dei posti è riservato a personale già in organico all’Agenzia e tra i cui candidati ci sono anche allievi del suo “stage estivo”

E’ proprio questa successione di movimenti a rendere il vento umido chiamato anche “Africo”, una folata prepotente e fastidiosa.

Dai documenti ufficiali dell’Agenzia delle Dogane si apprende infatti che la nomina degli otto componenti della commissione giudicatrice, e dunque anche di Alberto Libeccio, è avvenuta il 2 maggio 2012: due mesi e mezzo prima, cioè, dell’inizio del suo corso di formazione sui “procedimenti disciplinari”. In base alla legge, considerato il potenziale conflitto di interessi cui sarebbe potuto incorrere, il “reuccio” delle Dogane partenopee avrebbe perciò dovuto astenersi. O dalle docenze al corso specialistico, una volta nominato commissario di concorso, o dall’accettare l’incarico di membro della commissione in previsione delle sue lezioni.

Eppure non l’ha fatto.

Peccato. Perché così facendo avrebbe evitato che la gran parte dei candidati non dipendenti doganali, non campani e, soprattutto, non organici alla sua direzione e senza tessera della Uilpa – Pubblica amministrazione in tasca, scorgesse, in questa mancata astensione, una vera e propria violazione della legge.

E pensare che il concorso era partito senza troppi intoppi: 8500 le domande presentate, un migliaio i candidati che avevano superato la prova preselettiva nel dicembre 2012, dopo ben quattro rinvii e a un anno esatto dall’emissione del bando.

Le stranezze però, o se si preferisce, le “coincidenze”, hanno cominciato a manifestarsi apertamente in occasione delle due prove scritte: il 9 e il 10 luglio di quest’anno.

Le due tracce sorteggiate, infatti, riprendevano pari pari argomenti già studiati o già noti ad alcuni: la prima, “Le sospensioni cautelari dal servizio e il problema della restitutio in integrum retributiva”, guarda caso descriveva proprio quanto enunciato al punto 7 dell’articolata lezione tenuta da Libeccio nell’estate 2012 al corso di formazione. Ad incarico di commissario giudicante già accettato.

Il medesimo argomento, peraltro, era stato puntigliosamente approfondito anche dalla UilPa.

La seconda traccia, somministrata ai concorrenti il 10 luglio, verteva sul “bunkeraggio delle navi”, ossia sulle modalità di gestione dei servizi e delle procedure in un ufficio delle dogane in caso di imbarco di prodotti petroliferi privi di documentazione. Anche qui i “soliti” maligni hanno voluto vederci lo zampino di Libeccio, considerato che nel giugno 2012, in qualità di direttore interregionale delle Dogane della Campania, aveva affrontato un caso del tutto analogo nel porto di Napoli. La medesima vicenda era divenuta oggetto anche di due circolari interne – la numero 4 e la numero 5 del 2012 – emanate, vedi un po’, proprio dalla Direzione Interregionale della Campania: in esse il direttore Libeccio dava specifiche disposizioni ai “suoi” circa la trattazione della problematica del “bunkeraggio”, adoperando quella stessa terminologia che successivamente sarebbe andata a comporre la seconda traccia  del concorso

E’ quindi facile immaginare che al momento delle prove scritte qualche aspirante dirigente interno all’Agenzia, imbeccato dal “santo“ Libeccio, conoscesse piuttosto bene l’argomento della traccia, così da risultare avvantaggiato nello svolgimento delle prove rispetto ai candidati esterni o non “protetti”.

Si tratta solo di casualità? Sarà. Tuttavia sono in molti a non esserne convinti. Per capirlo basta dare un’occhiata alle 176 pagine del forum di Mininterno.net dove diverse centinaia di interventi si susseguono con un denominatore comune: la delusione per la gestione non trasparente di un concorso che dovrebbe selezionare i futuri manager di questo ente strategico per la tutela dell’economia nazionale.

Nel luglio scorso, pochi giorni dopo le prove scritte, c’è stato chi ha informato Governo e Parlamento su tali temi specifici e tra le righe di una interrogazione (3-00219) ha chiesto lumi al ministero dell’Economia e delle Finanze. Ma l’atto, che ha come prima firmataria la “cittadina”- onorevole napoletana Carla Ruocco (M5S), nonostante un sollecito presentato il 20 agosto, ad oggi non ha avuto risposta.

“Ma sì, arriverà – taglia corto Alberto Libeccio, che immaginiamo mentre accoglie come  un venticello le accuse avanzate da molti candidati di aver piazzato, o di avere in programma di piazzare nei posti che contano, amici e parenti – non so dirle quando, ma arriverà. Se ne sta occupando l’amministrazione centrale del personale. Io non ho niente da dire, tranne che sono tranquillo. Come sempre, d’altro canto”.

Evidentemente sprovvisto della tipica flemma partenopea, e non soltanto perché arriva dal nordest, è l’ex An Alberto Giorgetti, sottosegretario veronese al ministero dell’Economia e delle Finanze con delega alle Dogane e politico di lungo corso. Interpellato telefonicamente per avere ragguagli sui tempi della replica all’interrogazione della Ruocco e sul conflitto di interessi del super dirigente/commissario d’esame, ha fornito una sola imbarazzata risposta prima di riattaccare: “Verificheremo questa cosa”.

Il ministero competente risponda e si attrezzi. Il governo Letta non ha certo bisogno di esporsi a ulteriori perturbazioni.

Monica Zornetta (L’Espresso, 30 settembre 2013)

http://espresso.repubblica.it/attualita/2013/09/26/news/dogane-tempesta-sul-concorso-1.133861