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Se “casa”, “ecologia” e “sostenibilità” sono state alcune delle parole più cliccate nel 2021 dagli utenti dei social nertwork, di casa ecosostenibile si parla sempre di più anche al di fuori del web per via delle sue caratteristiche “speciali”, che la rendono amica della natura e della salute umana.

Spesso, però, soprattutto a causa dei costi iniziali più elevati rispetto a quelle tradizionali e della difficoltà di trovare ditte specializzate nella loro costruzione, alle parole non seguono i fatti e così la casa, anziché diventare uno strumento prezioso per vivere meglio e far vivere meglio – quella “passiva”, infatti, progettata, costruita e arredata per rispettare il pianeta, è una valida alleata nella lotta al climate change – resta un manufatto poco amico dell’ambiente e del benessere di chi lo abita oltre che (questa volta si)  oneroso nel lungo periodo per le sue tasche.

Una casa ecosostenibile nasce ben prima che siano gettate le fondamenta: comincia dal progetto, dalla scelta della sua esposizione, che deve essere preferibilmente a sud, dei materiali, il più possibile a zero emissioni e riciclabili, delle pitture e del tipo di finiture, dei sistemi di riscaldamento, raffreddamento, degli  elettrodomestici e dispositivi smart che conterrà, ma anche dalla conoscenza della filiera produttiva, la quale, affinché sia davvero green, deve essere il più possibile corta.

Anche nel nostro Paese gli ingegneri, gli architetti e i designers sono da tempo al lavoro per realizzare modelli di abitazioni passive, tecnologicamente innovative e a bassissimo impatto, come richiesto peraltro da diversi protocolli italiani e internazionali; contemporaneamente, sta crescendo con rapidità il business delle case in legno prefabbricate, antisismiche, dai costi ridotti, dal consistente risparmio energetico e dalla grande versatilità e stanno prendendo piede sempre più, inoltre, le case realizzate con materiali naturali alternativi come gli scarti del riso (paglia, lolla) dalla Ricehouse di Biella o con la terra cruda e la paglia dalla TerraePaglia di Panicale, Perugia.

E non è finita qui: si è da poco affacciata anche la possibilità di stamparle in loco, in 3D, sempre con materiali naturali, come ha dimostrato Tecla (nella foto in alto), il prototipo di casa disegnato da Mario Cucinella Architects e ingegnerizzato lo scorso anno da WASP a Massa Lombarda, in provincia di Ravenna.

Parte da una visione olistica dei progetti e punta alla valorizzazione dei materiali naturali “a chilometro zero”, alla riduzione dell’inquinamento e dei rifiuti il processo ideato dalla start up fiorentina Catalyst che dalla demolizione di fabbricati da ricostruire ottiene la materia prima necessaria – i detriti – per produrre sul posto mattoni speciali. Questi elementi, chiamati Ri-Block, vengono pressati a freddo per evitare lo spreco di energia e le emissioni di Co2 che caratterizzano la produzione tradizionale del laterizio; lo stesso metodo viene utilizzato dalla start up con gli scarti di lavorazione del marmo di Carrara per i mattoni Carrara-Block e nella produzione dei Double Block, che consentono di risparmiare risorse naturali non rinnovabili poiché uno di questi mattoni equivale a quattro di tipo tradizionale.

Che sia realizzata in legno o in muratura, la casa “che fa bene” ha bisogno di essere depurata e termicamente e acusticamente isolata. Se nel primo caso può essere utile lo speciale tessuto theBreath progettato dalla milanese Anemotech che sfrutta il moto convettivo dell’aria per assorbire gli inquinanti presenti indoor (ma anche outdoor), il secondo obiettivo può essere garantito dal sughero, un materiale residuo con cui l’azienda Diasen, società benefit-B Corp di Sassoferrato (Ancona) ha creato la linea Diathonite. Con il sughero, acquistato da imprese che producono tappi – settore in cui la percentuale di scarti si aggira sul del 70% – , raffinato e trasformato in granuli che vengono poi mescolati con la malta, vengono prodotte pitture termiche, premiscelati, intonaci privi di cemento. «Ci ispiriamo ai popoli mediterranei che per secoli si sono protetti dagli agenti atmosferici usando rocce vulcaniche,  pietra pomice, calce, argilla, fibre naturali. La nostra materia prima è uno scarto di lavorazione ed è un materiale di prossimità e i pochissimi residui che a nostra volta produciamo li destiniamo ai maneggi dei cavalli», spiegano dall’azienda marchigiana, attualmente impegnata a Parigi nell’isolamento acustico di una decina stazioni della metro in vista delle prossime Olimpiadi.

Restando nell’ambito dell’energia, sommano il green al design i radiatori a piastra della Antrax IT di Resana, in provincia di Treviso, dei fratelli Crosetta, gli inventori delle scaldasalviette da bagno. Realizzati in alluminio e acciaio, completamente riciclabili, con l’energia derivante da fotovoltaico e sottoposti a un processo di verniciatura che utilizza le nanotecnologie per eliminare ogni traccia di fosfati, metalli pesanti, fanghi, nitriti e nitrati, questi radiatori vanno a regime in pochi minuti e con minime quantità d’acqua. Inoltre, si presentano come originali complementi d’arredo customizzati. «Mentre il mercato continua a proporre un sistema di riscaldamento a pavimento che produce molto materiale di risulta e non segue, perciò, l’economia circolare, noi continuiamo a perfezionare l’estetica della nostra anima green facendo disegnare i nostri prodotti da firme prestigiose come Matteo Thun, Antonio Rodriguez, Daniel Libeskind e Piero Lissoni», afferma Alberico Crosetta, AD dell’azienda veneta.

La ricerca combinata tra armonia, funzionalità e innovazione tecnologica interessa anche l’ “universo” dei pannelli solari termici. Ci sono i finti elementi architettonici progettati da Dyaqua, azienda famigliare di Camisano Vicentino il cui Invisible solar, modulo fotovoltaico in materiale naturale e da riuso fotocatalico, atossico e riciclabile, appare come un resistente coppo in cotto e si può perciò sostituire alle coperture esistenti. Oltre a mantenere una certa coerenza estetica tra gli edifici, questi moduli attivano processi naturali che purificano l’aria, autopulendosi.

Infine, è stato recentemente premiato nel contest Smart Talk della fiera virtuale in 3D sull’Ecosostenibilità “Geco Expo” come progetto più innovativo il pannello fotovoltaico modulare ispirato agli origami giapponesi (nella foto in alto) della start up milanese Levante, di Sara Plaga e Kim-Joar Myklebust.

Progettato per rendere accessibile l’energia a zone remote del pianeta, è realizzato in fibra di carbonio proveniente dall’industria dell’automotive, riciclata e rigenerata, è facilmente trasportabile sul camper, sulla barca, sull’automobile, è installabile ovunque senza difficoltà e anche la sua manutenzione è molto semplice. Quando è chiuso occupa meno del 40% dello spazio, quando è dispiegato offre oltre il 70% di efficienza energetica. «Credo che come esseri umani e aziende abbiamo il dovere morale di creare un pianeta migliore – ha detto Sara Plaga – e che, come diceva Ghandi, dobbiamo essere il cambiamento che vogliamo vedere nel mondo».

Monica Zornetta (L’Economia civile – Avvenire, 20 aprile 2022)

https://www.avvenire.it/economiacivile/pagine/dal-riso-al-sughero-la-casa-diventa-bio