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A vederla dal mare sembra un’oasi imponente: oltre agli alberi, tanti e fitti, non si vede null’altro. Ma quando ci si avvicina un po’, e si scoprono i ventinove campeggi sostenibili e attrezzati, i quindici chilometri di spiaggia e le architetture botaniche progettate dall’architetto e designer Matteo Thun, si capisce perché Cavallino Treporti, con il suo litorale compreso tra la laguna di Venezia e il mare Adriatico, è da parecchi anni il luogo balneare dei record.

E’ la prima città d’Europa per il turismo en plein air, la seconda città balneare d’Italia e, sempre in Italia, la sesta per numero totale di turisti; è sito Unesco dal 1987, località Bandiera Blu dal 2006 ed è, inoltre, la prima città italiana ad aver voluto ringraziare gli operatori sanitari per il lavoro svolto in prima linea contro il Covid-19, offrendo loro, e ai famigliari, una settimana di vacanza “a braccia aperte” (che è poi il nome dell’iniziativa).

«Sono 1100 famiglie che provengono dalle regioni più colpite dalla pandemia:  Lombardia, Emilia Romagna, Veneto, Piemonte, e qualcuna anche dalla Valle d’Aosta. Le prime arrivano il 20 giugno, le ultime le aspettiamo per settembre inoltrato», spiega Paolo Bertolini, presidente del Parco Turistico di Cavallino Treporti e di Marina di Venezia Spa e consigliere del direttivo Faita Nordest, l’associazione che raccoglie tutti i campeggi del Veneto e del Friuli Venezia Giulia. La proposta di mettere le strutture ricettive del territorio a disposizione gratuita del personale sanitario, quello che ha vissuto più sotto pressione i duri mesi dell’emergenza, è arrivata dalla Sindaca, Roberta Nesto, ed è stata accolta con entusiasmo da tutti gli operatori turistici, anche dai più riottosi ad aprire per la stagione balneare.

A differenza di altri centri marini italiani, Cavallino Treporti ha fatto della sostenibilità, dell’accessibilità e dell’inclusività – sono tra gli obiettivi dell’Agenda Onu 2030 -, dell’innovazione nei servizi e della relazione virtuosa con il territorio, un tempo agricolo, il proprio “marchio di fabbrica”. «Uno dei nostri valori è la condivisione della ricchezza; vogliamo che tutto il territorio, che tutte le sue imprese non turistiche vivano con noi: per questo incoraggiamo i nostri ospiti – quasi esclusivamente famiglie – ad inforcare la bici e a visitare le aziende agricole, a scoprire e ad interagire con le comunità, la loro storia e la loro cultura», dice Bertolini. «La nostra idea di città turistica non è fatta solo di alberghi o di resort ma anche di cultura e di economia locale: per questo motivo è per noi importante sviluppare l’imprenditoria territoriale latente, quella fatta di giovani a cui, magari, manca il coraggio di dare vita a piccole attività al di fuori dei campeggi, penso ai punti ristoro, all’assistenza delle biciclette, alla vendita di prodotti a chilometro zero e altro. Io sono altoatesino, negli anni Cinquanta mio papà era uno dei soci di Marina di Venezia e posso dire di conoscere bene, ormai, queste due realtà: ritengo sia fondamentale preferire un’economia che si distribuisce nel territorio anziché una che si concentra solo nelle città. Io, per esempio, sono per tenere vivo anche l’ultimo maso perché è anche grazie a questo che la comunità può continuare a vivere».

Forte di nove campeggi – su 130 a livello europeo – premiati come Superplatz dall’Adac (il Touring club tedesco, per intenderci) e di un numero di presenze che lo scorso anno ha superato i 6 milioni, l’obiettivo di Cavallino Treporti è continuare a conservare il tesoro più prezioso avuto in eredità: l’ambiente. Come accade per il capoluogo veneto, anche qui ogni intervento architettonico, urbanistico, deve passare al vaglio della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Venezia e della Laguna: il che significa che ogni nuova costruzione deve corrispondere a criteri precisi finalizzati al suo perfetto inserimento nel paesaggio.

«Abbiamo un indice di edificabilità bassissimo e lavoriamo sodo per ridurre al minimo gli impatti sull’ambiente», conclude il presidente del Parco Turistico: «Le costruzioni, per esempio, sono basse e sono state attentamente studiate per armonizzarsi con il contesto: ecco perché quando si arriva dal mare si vede solo la grande macchia verde (peraltro scelta dal Fratino, un uccellino in via di estinzione, per nidificare) e niente altro. Il fatto di essere completamente immersi nella natura, poi, ci aiuta anche a far rispettare tutti i protocolli di sicurezza anti-Covid: non ci sono alberghi o discoteche e le spiagge, libere, sono davvero enormi. Pensi che tra i nostri ombrelloni non c’è solo un metro di distanza, come altrove, ma venti metri».

Monica Zornetta (Avvenire, 24 giugno 2020)