Handan Akarsu. «L’integrazione degli immigrati frontiera dell’innovazione sociale»
30/08/2022

C’è un luogo, a Bassano del Grappa (Vi), dove l’inclusione parla il linguaggio della bellezza e la pratica economica va a braccetto con l’agire etico. Questo luogo è una villa di epoca rinascimentale costruita in prossimità del fiume Brenta su progetto ispirato ad Andrea Palladio, grande amico del committente Giacomo Angarano del Sole, acquisita negli anni Venti del Novecento dalla Compagnia di Gesù e diventata, nel 2015, la preziosa sede di una rete di cooperative bassanesi impegnate nella promozione di progetti sociali, culturali e per l’ambiente.

In origine chiamato Ca’ Angaran alle Carubine, questo bene comune immerso nel verde, conosciuto anche con il nome di Villa Angaran San Giuseppe, rappresenta probabilmente un unicum a livello italiano. Lo è per la sua storia, che ha attraversato alcuni dei più importanti avvenimenti e sconvolgimenti sociali degli ultimi cinque secoli; per il suo valore architettonico e paesaggistico – basti ricordare che la facciata cinquecentesca, edificata dieci anni dopo la morte di Palladio, si ispira alle tavole dei “suoi” palazzi vicentini, Thiene e Chiericati, presenti nei Quattro Libri dell’Architettura, e che nella sua progettazione e costruzione è stato coinvolto uno dei figli del Maestro, Silla – ma, soprattutto, per i tanti progetti di inclusione delle fasce più deboli della comunità, di sviluppo della cittadinanza attiva, di promozione delle differenze, di cultura dell’accessibilità che il Consorzio Rete Pictor, comodatario dell’immobile per volontà dei gesuiti, da sette anni a questa parte realizza.

Con le tre onlus locali che la compongono, la Adelante, la Conca d’Oro e la Luoghi Comuni, Rete Pictor lavora per gli adolescenti e le famiglie in condizioni di disagio, per le persone con disabilità più o meno grave, per l’infanzia, per l’inserimento lavorativo ma anche per la sostenibilità ambientale.  «La Villa è un organismo complesso in continua evoluzione», spiega Lele Borghetti, il presidente della cooperativa Luoghi Comuni, da anni impegnata nel favorire, nelle persone, lo sviluppo di competenze utili a fini occupazionali, specialmente nel settore della ristorazione e dell’ospitalità.

«Dal 2015, anno in cui i religiosi della Compagnia di Gesù hanno concesso la Villa in comodato d’uso a Rete Pictor, molti progetti sono nati e si sono sviluppati all’interno e al suo esterno. A seguito del grande cantiere di riqualificazione durato sette anni, sono state aperte diverse strutture socio-sanitarie per disabili e per minori: penso all’esperimento di social housing “Dalle radici alle ali”, al centro diurno Carubine e alla comunità diurna Ramaloch. Oltre a ciò, sono stati avviati inserimenti lavorativi di donne vittime di violenza, di richiedenti asilo, di persone disoccupate o segnalate per problemi di dipendenze».

«In Villa sono stati anche elaborati o perfezionati progetti che hanno coinvolto i quartieri e gli istituti scolastici del territorio attraverso, per esempio, la messa a punto di  programmi di alternanza scuola-lavoro, di formazione, di educazione ambientale e agricola, di rigenerazione urbana grazie all’apertura di un sentiero lungo il Brenta e alla piantumazione di un bosco “civico” in collaborazione con i cittadini», continua il responsabile della cooperativa che gestisce la Guest house sociale all’interno della struttura e, nei pressi del centro storico di Bassano, l’Ostello della gioventù con i suoi percorsi di turismo esperienziale. La Guest house, in particolare, lo scorso anno ha registrato quasi un centinaio di pernottamenti da parte di persone “in difficoltà abitativa”, e lo ha fatto in collaborazione con il locale Centro di salute mentale, i Servizi sociali del territorio, la Caritas, l’associazione oncologica San Bassiano.

Nelle sale, nelle barchesse e nei quattro ettari di parco che circondano l’antico edificio, utilizzato fin dagli anni Sessanta del secolo scorso dai padri gesuiti per esercizi spirituali e corsi prematrimoniali, si sono sviluppati anche percorsi culturali articolati in residenze per artisti, concerti, spettacoli, corsi, rassegne di fotografia e altro. «Pochi mesi fa è nata anche l’officina d’arte Atelier F, che prende il nome dai locali dell’ex falegnameria dove ha la sua sede: aperto alla creatività di tutti i giovani, compresi quelli diversamente abili, vuole diventare un centro non tanto di terapia per mezzo dell’arte ma di creazione di valore sociale, solidale ed economico tramite l’arte», spiega ancora Borghetti.

Inaugurata ufficialmente il 3 ottobre 2021 dal segretario di Stato vaticano Pietro Parolin, la Villa è ormai un centro di aggregazione riconosciuto per e dalla città, capace di attrarre ogni estate decine di migliaia di visitatori.

Anche nei mesi scorsi il filo diretto con il territorio bassanese e con il suo turismo è stato favorito, per esempio, dall’attività di “Todomodo”, il bar trattoria inclusivo (vi lavorano anche gli utenti dei servizi socio sanitari) e plastic free che prende il nome da un celebre romanzo di Leonardo Sciascia e cita Sant’Ignazio di Loyola. I piatti che propone sono a base di ingredienti a chilometro zero e di materie prime derivate da filiere di recupero e da eccedenze alimentari; i vini derivano dalle uve raccolte dai ragazzi nelle vigne della villa; gli amari e i liquori, preparati con la frutta e gli ortaggi di stagione e biologici coltivati nella fattoria sociale Conca d’Oro, sono prodotti fin dal 1924 nell’Antico Laboratorio San Giuseppe seguendo le ricette originali.

Il benessere, l’etica della bellezza e la creazione di comunità accoglienti sono, in buona sostanza, i principi guida di tutte le attività che si sviluppano in questo bene comune, comprese quelle, preziose, che si legano e si intrecciano con l’agricoltura. “La cura della terra e dei suoi prodotti diventa un’esperienza di vita, formazione, socializzazione e crescita”, si legge nella relazione redatta nel 2021 dalle varie organizzazioni attive nella Villa: nel documento si sottolineano anche, tra le altre cose, le grandi opportunità occupazionali che il vigneto, l’uliveto, il liquorificio, gli orti, i laboratori di artigianato, la bottega e il mercato offrono alle persone con disabilità “grazie anche a partenariati e co-branding” con realtà no profit del territorio. Tra queste, spiccano il Castello di Thiene, l’associazione Villa Fabris e lo Iuav di Venezia, grazie alle quali vengono ottenute le birre dedicate all’affascinante figura della consorte di Giacomo Angarano, quella Bianca Nievo che fu poetessa e imprenditrice della seta tra Lione e Venezia e che, a causa della sua dissidenza, fu condannata per eresia dalla Santa Inquisizione e nel 1588, infine, giustiziata.

Monica Zornetta (L’Economia civile – Avvenire, 16 settembre 2022)

il pdf: villa-angaran-san-giuseppe.pdf