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La storia di Francesca Rosset e di Caterina Bortolussi ha dell’incredibile. E non solo perché le protagoniste sono due giovani donne nate e cresciute nella friulana Spilimbergo le quali, più di dieci anni fa – al termine di alcune esperienze professionali e di vita tra Barcellona e New York per Francesca, e Londra per Caterina – , hanno deciso di impegnarsi in un piano di cooperazione finanziaria in Nigeria, ma, soprattutto, perché una volta scoperto di amare profondamente l’Africa, hanno voluto unire le forze, le competenze e le passioni per realizzare un progetto che non si era mai visto prima, capace persino di rivoluzionare la società, la cultura e la complicatissima economia di quel Paese (il più povero della terra, secondo il recente rapporto New Poverty Clock).

Un progetto, nato nel 2010 sotto forma di impresa di moda etica dal nome Kinabuti (così Caterina, da piccola, pronunciava il proprio nome e cognome) che insegnava a donne e a giovani delle comunità più disagiate dello Stato sub-sahariano a realizzare i bellissimi disegni serigrafati dei loro tessuti tradizionali, a tagliare, a cucire, ad elaborare i modelli degli abiti, evolutosi nel giro pochi anni in qualche cosa di davvero nuovo: una piattaforma, chiamata Dare2dream, che consente ai giovani talenti nigeriani di emergere nel mondo della moda e dell’arte come in quello dello spettacolo e dell’intrattenimento.

«Grazie a Kinabuti», racconta la solare Francesca durante una pausa del tour nei villaggi, nei quartieri, nelle aziende e nelle università del Benin e della Nigeria dove, insieme con “Kina”, seleziona i partecipanti alla season 5 (terminata nel settembre 2018, ndr) del talent show di Dare2dream, da loro stesse ideato, «abbiamo insegnato alle donne e ai giovani a fare moda, a unire creatività, etica e qualità per confezionare abiti originali in stile afro-urban: è stata una grandissima soddisfazione per noi, anche perché molti di loro, una volta imparato il mestiere, si sono messi in proprio dando vita a micro imprese responsabili e solidali».

«Siamo partite investendo tutto quello che avevamo: centomila euro», continua. «Con quelli abbiamo comprato il casolare dietro casa e lo abbiamo adattato a bottega, abbiamo poi comprato le prime macchine per cucire e un generatore diesel gigante e poi abbiamo assunto diverse persone. Le cose stavano andando davvero bene, ma nel 2015 la Nigeria è sprofondata in una crisi pesantissima», ricorda ancora Francesca, alle prese, mentre è al telefono con noi, anche con alcuni problemi logistici che richiedono il suo intervento immediato, «e ci siamo trovati a viverla in pieno: i costi da sopportare a quel punto sono diventati eccessivi e, così, nel 2016 abbiamo interrotto la produzione, continuando però a lavorare in outsourcing grazie alle piccole imprese di artigiani che avevamo formato». In questo modo Caterina e Francesca sono riuscite non solo a ripagare i debiti ma anche a proseguire il loro importante percorso di sviluppo etico, tanto da coinvolgere in Kinabuti anche un paio di Ong e i ragazzi di due enormi quartieri-ghetto di Lagos. 

Dare2dream, la piattaforma su cui le due amiche concentrano oggi i loro sforzi (e sogni) è arrivata dopo. «Lavoriamo per scoprire i più talentuosi african millennials (i giovani cioè tra i 18 e i 25 anni) nel campo del fashion, del design, delle performing arts, dell’intrattenimento televisivo e radiofonico, del web, dell’organizzazione di eventi, e li facciamo conoscere al Paese attraverso un talent show molto seguito, organizzato con Pulse Nigeria, che aiuta tra l’altro a connetterli con le industrie del posto, anche della digital economy».

E’ incredibile come in pochi anni le due giovani friulane siano riuscite a fare ciò che molti Stati occidentali non riescono. O non vogliono fare. «Ci siamo impegnate molto perché questo si realizzasse, anche se non è stato facile. La Nigeria è un Paese che sa essere anche molto duro, violento: noi stesse abbiamo assistito ad attentati proprio durante le selezioni. Abbiamo però capito che i giovani vogliono la pace e vedono in progetti come il nostro delle vere opportunità di vita; Caterina ed io abbiamo deciso di non arrenderci proprio perché vogliamo che Dare2dream diventi uno strumento di pace oltre che di riscatto sociale e le comunità, qui, lo hanno capito benissimo visto che siamo state accolte a braccia aperte ovunque. Ci appoggiano, perché credono nel progetto, anche diversi personaggi dello spettacolo e della moda molto noti a livello locale». Dall’anno scorso per le due infaticabili ragazze si è aggiunto, a tutto questo, anche l’impegno in Fashion Urban Lab, un altro importante progetto di sviluppo delle economie urbane in Nigeria, in particolare nel quartiere di Orile, realizzato con il finanziamento dalla Regione Friuli Venezia Giulia e promosso dalla onlus di Udine Time for Africa in collaborazione con un istituto di moda nigeriano. Per trovarle sui social: @dare2dream e @kinabuti.

Monica Zornetta (Avvenire, 28 settembre 2018)