Dylan Thomas, tra poemi e sterline

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«Mia cara Madame Caetani, prima di tutto grazie per la vostra lettera di perdono e per il denaro che non avreste dovuto mandarmi, ma che sono stato così terribilmente contento di ricevere […] Oh, quante volte, finora, mi avete salvato le mie tante vite!». È il 15 settembre 1951 quando il poeta gallese Dylan Thomas scrive queste accorate parole all’amica mecenate Marguerite Gibert Chapin, un’intellettuale del Connecticut sposata al principe Roffredo Caetani che nel 1948 aveva fondato a Roma la coltissima rivista Botteghe Oscure, dove lo stesso Thomas, la primavera seguente, pubblicò il poema «Over Sir John’s hill».  Parole di gratitudine per la nobildonna – che ancora una volta gli aveva «salvato le tante vite» con un nuovo assegno – e, contemporaneamente, di rimprovero per sé, a causa di un imbarazzante fatto accaduto poco tempo prima a Londra, che il 37enne scrittore e drammaturgo di Swansea verga su tre densi fogli dalla sua casa affacciata sull’estuario del Taf: la Boat House a Laugharne, nella contea di Carmarthenshire, costatagli 2500 sterline (più o meno 64 mila euro di oggi) e situata poco lontano dalla fattoria della zia Anne Jones, la «casa armoniosa e felice» evocata anche in Fern hill dove egli aveva le trascorso le estati raggianti dell’infanzia. In quello che era un vecchio capannone per il ricovero delle barche, il poeta vive con la moglie, la ballerina inglese Caitlin McNamara (che spesso tradisce con altre donne), e tre figli piccoli; è un alcolista impenitente, un autolesionista alla disperata ricerca di un qualsiasi lavoro che – lo sa fin troppo bene – gli impedirà di scrivere. E sebbene stia affogando nei debiti, non smette di sperperare il denaro che la Caetani e gli altri suoi generosi patrons gli inviano assai di frequente. 

Marguerite Chapin Caetani

È attraversato dal vento gelido dell’oceano, dalle bufere che scompigliano le coste del suo Galles il Thomas che traspare dalla fitta corrispondenza con la cosmopolita Madame de Sermoneta, come la definisce in una delle 17 lettere autografe inviatele tra l’agosto 1949 e il novembre 1952 e oggi custodite a Roma, nell’archivio della Fondazione intitolata a Camillo Caetani. Ad ogni sua lettera – disperata, nervosa, sconfortata, talvolta speranzosa, Marguerite risponde con puntualità, allegando spesso del denaro, e più volte ne pubblica i versi su Botteghe Oscure, di cui Giorgio Bassani è entusiasta curatore. Quando, alla fine dell’estate 1951, impugna la penna per scriverle quelle parole di sincera riconoscenza, Thomas sta lavorando ad alcune opere in attesa che Madame pubblichi uno dei poemi a lui più cari, «Do not go gentle into that good night», dedicato al padre David John, morente.

Sempre a corto di soldi, nell’agosto precedente è arrivato persino a vendere a una rivista britannica un componimento destinato proprio a Botteghe Oscure: «Il poema, buono o cattivo che fosse, era per voi», scrisse all’amica pochi giorni dopo, aggiungendo di sentirsi desolato e confuso per questa promessa mancata. Si era immerso nel grigio caos di Londra per cercare un lavoro che non riuscì (o non volle) trovare: così, in preda allo sconforto e alla stanchezza – continua nella lettera –, decise di cedere alla rivista World review per «10 misere sterline» il suo «Poem on his birthday», una cupa rappresentazione del ciclo della natura scritto probabilmente in occasione del suo 35° compleanno.  La principessa lo aveva già perdonato per quanto accaduto a Londra e ciò nonostante il poeta, ancora nella lettera del 15 settembre, le rammenta con vergogna e patimento ciò che aveva provato quel giorno: «Mi sono ritrovato non più come un potenziale uomo d’affari, solido, avveduto, illustre come quelli delle pubblicità di whisky […] ma alla fine afflosciato con un cesto di parole lamentandomi con sempre più dolore e nessun posto dove andare […] O mi atteggiavo romanticamente in una postura vergognosa, guardando l’unto e sporco Tamigi con occhi selvaggi (ma ringraziando Dio, vigliacchi)».

A quel tempo lo scrittore gallese si era già inebriato d’America. Era il 1950 e tra febbraio e maggio aveva incantato le platee di New York e della West Coast con una lunga serie di reading organizzati nelle università, nei campus, nei musei, nelle sale da concerto e nel prestigioso Poetry center, dove la tournée era partita con un Thomas decisamente «alticcio». Quella prima avventura americana si era conclusa trionfalmente sul piano della popolarità ma drammaticamente sotto il profilo economico: lo aveva scritto egli stesso alla Caetani l’11 novembre di quello stesso anno da Londra, mentre su Botteghe Oscure usciva il suo «In the White Giant’s tigh». All’appassionata protettrice spiegava che, sì, aveva fatto i soldi negli Stati Uniti ma che per un pugno di questioni pratiche era tornato a casa con le tasche quasi vuote. Era toccato a lui – dettagliava nella lettera – provvedere agli spostamenti da un capo all’altro della grande nazione e al pagamento dei lunghi soggiorni in hotel; l’agenzia delle tasse americana, inoltre, si era a suo dire tenuta il 30% di ciò che gli era rimasto e, come se non bastasse, non aveva ottenuto il sospirato posto alla Bbc. Alla nobile amica si era sentito di confidare tutta la disperazione che lo imprigionava: l’implacabile odio che nutriva per Londra, costretto a batterla palmo a palmo insieme a Caitlin – di nuovo incinta eppure infelice – per trovare una stanza in cui vivere, la malattia causata dal freddo che per un po’ gli aveva reso impossibile lavorare. 

Thomas alla White Horse Tavern, New York

Se le quinte dell’età dell’oro, il suo Eden, erano la campagna del Galles meridionale, quel paesaggio particolarissimo fatto di rocce, sabbia, pascoli, di corvi e di gabbiani che si specchia sulle coste della Cornovaglia, Laugharne (o forse New Quaye, nella contea di Ceredigion, dove aveva vissuto per un certo periodo) rappresentava lo strano paesino in cui scelse di ambientare «Llareggub. A piece for radio perhaps», un componimento per la radio il cui curioso titolo è il palindromo di Bugger all, che significa «niente». Delle 24 ore di vita degli abitanti di questo villaggio sul mare, Dylan Thomas parlerà alla Caetani in una lettera dell’ottobre 1951: nel caso in cui lei dovesse trovare buona la prima parte dell’opera, il poeta gliela cederà per la ragguardevole cifra di 100 sterline; contestualmente le prometterà di farle avere anche il resto. Nel 1952, a pochi mesi dall’uscita di un altro suo importante poema, «Lament», Botteghe Oscure pubblicherà «Llareggub». La seconda parte, tuttavia, non arriverà mai a Roma. L’opera completa, che sceglierà di intitolare «Under milk wood» («Sotto il bosco di latte»), Thomas l’affiderà nel settembre 1953 alla Bbc che la metterà in onda quattro mesi dopo con l’attore britannico Richard Burton come voce principale. Per questo radiodramma, considerato fra i migliori di sempre, la Bbc vincerà il prestigioso Prix Italia. L’autore, però, non riuscirà ad ascoltarlo: morirà infatti il 9 novembre 1953, stroncato da 18 whisky lisci, a New York, dove era tornato per il quarto giro di letture e per lavorare a un libretto con Igor Stravinskij.

Monica Zornetta (Avvenire, 12 aprile 2016)

https://www.avvenire.it/agora/pagine/dylan-thomas-