Il piano criminale dello Stato argentino contro il popolo Mapuche
16/06/2019

Si chiama Facundo Astudillo Castro, ha 22 anni, vive nella provincia di Buenos Aires e da oltre tre mesi è un desaparecido. Di “kufa”, così lo chiamano gli amici, si sono perse le tracce il 30 aprile scorso dopo essere uscito in pieno lockdown dalla casa della madre a Pedro Luro, nel sud est della provincia bonaerense, con l’intenzione di raggiungere l’abitazione che fino a pochi mesi prima condivideva con la fidanzata (a Bahia Blanca, 120 chilometri da lì). Alcuni testimoni hanno assicurato di averlo visto in una località non molto lontana da Pedro Luro, dove la polizia lo avrebbe segnalato per aver violato le misure di contenimento del Coronavirus. Secondo altre successive dichiarazioni, Facundo sarebbe salito – o meglio, costretto a salire – su un’auto della polizia.

Certo è che, secondo la stampa argentina, la polizia di Buenos Aires è stata esclusa dall’indagine per una serie di irregolarità e contraddizioni mentre la famiglia di Facundo chiede che si faccia luce sulla scomparsa per capire se il giovane è davvero vittima di una sparizione forzata e per accertare che non siano in atto coperture e depistaggi per scagionare l’operato della polizia. «Il sistema giudiziario non vuole fare niente», ha detto Cristina Castro, la madre di Facundo, puntando il dito contro il Procuratore federale di Bahia Blanca, Santiago Ulpiano Martinez, accusato di sviare le indagini. «Ho la sensazione che l’Argentina sia corrotta, che il sistema giudiziario non voglia fare nulla e che un ministro della Sicurezza del governo Fernandez, Sergio Berni, taccia e non dica la verità. E’ stato detto falsamente che Facundo era arrivato a Bahia Blanca», ha continuato la donna, che con i suoi avvocati e con l’appoggio della Commissione provinciale per la memoria, delle Madri de Plaza de Mayo, delle Abuelas e di altri gruppi per i diritti umani in Argentina, ha di recente ricusato il procuratore, «ma non è così: lo hanno fatto sparire qui ed è qui che mi devono dare risposte ed è qui che mi devono riconsegnare mio figlio». Dalle informazioni raccolte dalla mamma di “kufa” risulta che alle 10 del mattino del 30 aprile Facundo sia stato portato al commissariato di Mayor Buratovich per essere rilasciato un’ora dopo.

Tra le 1530 e le 16 del pomeriggio stesso sarebbe stato poi caricato su una pattuglia della polizia del distaccamento di Teniente Onigone, che lo aveva intercettato lungo la strada. Da quel momento non si hanno più notizie. Facundo è svanito nel nulla. Nell’arco di tempo intercorso tra la sua permanenza al commissariato e la scomparsa, si sarebbe stata anche una telefonata alla madre in cui Facundo avrebbe affermato: «Mamà (un appellativo che di non solito non usava con lei, nda), non hai idea di dove sono. Non mi vedrai più».