Il potente Saruman ispirato da zio William

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«Aveva un viso lungo, dalla fronte alta, ove due occhi profondi, ch’era impossibile scandagliare, parevano ora gravi e benevoli, e un po’ stanchi. Capelli e barba erano bianchi […] La sua sapienza era profonda, il suo pensiero ingegnoso, e le sue mani straordinariamente abili».

Quando, scrivendo Il Signore degli Anelli, si era trovato a costruire il personaggio del vecchio Saruman, il potente capo dell’Ordine degli Istari dal «cervello fatto di metalli e di ingranaggi» che finirà per mettere i propri talenti e il proprio intelletto al servizio del Male, John Ronald Reuel Tolkien potrebbe aver pensato ad un uomo che ben conosceva: all’ingegnere minerario William Charles Mountain. Ovvero, allo zio acquisito William.

È un’ipotesi, questa, che rimbalza da tempo tra gli studiosi dello scrittore, accademico e linguista britannico e che è stata esposta per la prima volta dalla ricercatrice Christina Ahmed. Pur riconoscendo la natura immaginifica della figura di Saruman scaturita dalla penna di Tolkien un quarto di secolo dopo la morte dello zio, in un articolo del 2009 poi ripreso dal bollettino della Tolkien Society, Amon Hen, Ahmed ha intravisto in essa i riflessi del brillante, rispettato e ambizioso Mountain. La fede assoluta in una nuova civiltà tecno-capitalistica, l’adesione a un modello economico basato sui principi della razionalità formale, la corruzione di ogni saggezza umana e bellezza ecologica in nome del progresso. Infine, l’inarrestabile scalata al potere che nel 1911 lo avrebbe condotto alla bancarotta.

Piuttosto alto, bianco di baffi e di capelli, William era nato nel 1862 a Birmingham e aveva ereditato dal padre una fabbrica di macchinari industriali; dopo il matrimonio con Grace Bindley Tolkien, zia paterna di JRR, si era trasferito a Newcastle upon Tyne, dove erano nati i figli Kenneth Arthur e Dorothy Wood e dove morirà, nel 1928.

Insieme al cupo ricordo degli orrori della Grande Guerra, probabilmente sono stati anche i racconti “professionali” dello zio, ascoltati durante le giovani estati trascorse a Newcastle con il fratello Hilary, a far comprendere a Tolkien che la Natura può essere sfruttata senza pietà dalla scienza e dal capitalismo e a permettergli di trasfigurare tutto ciò in descrizioni come questa, divenuta immortale, della fortezza di Isengard: «Un tempo [la pianura] era stata verde […] ma non vi era più nulla di verde» nel regno di Saruman: dentro le stanze e i corridoi scavati nelle mura, «migliaia di operai, servi, schiavi, guerrieri coi loro arsenali vi potevano vivere […]. La pianura era stata forata: i pozzi penetravano a grandi profondità nel terreno» e «percorrevano ripidi pendii sotterranei e scale a spirale conducevano a profonde caverne ove Saruman teneva i suoi tesori, i suoi magazzini, gli arsenali, le fucine e le grandi fornaci. Ivi ruote di ferro giravano ininterrottamente, martelli battevano; di notte pennacchi di fumo esalavano dalle condutture, illuminati dal basso di luce rosa, blu o verde veleno».

Monica Zornetta (La Lettura – Corriere della Sera, 27 agosto 2023)