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Se la grande foresta pluviale amazzonica pare non essere più in grado di assorbire una quantità maggiore di Co2 di quanta ne produca (dati Nature Climate Change), in nostro soccorso potrebbero presto arrivare le alghe: anzi, delle foreste di microalghe, “grandi” appena qualche micron, nate all’interno di cilindri di luce pieni d’acqua, cresciute in maniera assai rapida mangiando l’anidride carbonica che fuoriesce dalle ciminiere degli stabilimenti di Porto Marghera e in grado di restituire preziosissime riserve di ossigeno e biomassa.

Mentre l’homo sedicente sapiens, con le sue industrie e le sue pessime abitudini continua a devastare la Terra – mettendo in pericolo, ormai è chiaro, la propria stessa esistenza – , la scienza non smette di sperimentare soluzioni “eco” per un futuro più sostenibile e vivibile. Per tutti: esseri umani, animali e vegetali. Uno degli esempi più interessanti è proprio quello delle cosiddette “foreste liquide”, studiate e progettate dall’innovativo GPLab-Green Propulsion Laboratory– del gruppo Veritas di Venezia: masse di microalghe che assorbono grandi quantità di anidride carbonica, emettono O2 e producono cellule che, una volta selezionate, possono essere utilizzate per ricavare biocarburanti, biofertilizzanti, farmaci, antivirali, coloranti naturali, ma anche prodotti per la cosmeceutica e la nutraceutica come, per esempio, la spirulina, uno dei più noti superfood oggi in circolazione.

«Inoltre, con il biodiesel estratto dalle alghe abbiamo fatto viaggiare una barca ibrida che ancora circola in laguna», afferma Graziano Tassinato, biotecnologo formatosi al Cnr di Firenze, già direttore Ricerca e Sviluppo del Parco Scientifico Vega di Venezia,  oggi a capo del GPLab con sede a Fusina, in un complesso interamente ecosostenibile. «Le alghe sanno usare l’energia solare in modo efficiente e fanno fotosintesi come un normale albero, sebbene le loro dimensioni siano quelle microscopiche dei batteri; e mentre le normali foreste di alberi “lavorano” con 20 parti per milione di anidride carbonica e  impiegano qualcosa come vent’anni per crescere, le colonie di microalghe, composte anche da un miliardo di cellule per centimetro cubo, utilizzano fino al 6% di Co2 e prosperano in poche ore. L’anidride carbonica con cui le nutriamo, insufflandola dentro i cilindri, o fotobioreattori, esattamente come si fa con l’aria, è quella emessa dalle industrie di Porto Marghera, sito tra i più inquinati d’Italia, preventivamente separata dal resto dei fumi e re – imbombolata», continua Tassinato. «Poiché le alghe sono organismi unicellulari o pluricellulari, è necessario controllarle frequentemente e tenerle a temperature e acidità costanti: a quel punto le separiamo dal mezzo di coltura, le essicchiamo e diventano componenti essenziali per la bioindustria». L’originale progetto – ma anche lo stesso GPLab, inaugurato nel febbraio dello scorso anno per sperimentare e industrializzare tecnologie avanzate ma anche per riconvertire aree industriali – è uno dei fiori all’occhiello di Veritas, la multiutility pubblica che gestisce il ciclo dei rifiuti e il servizio idrico di tutta la provincia di Venezia (litorali veneti compresi), e della sua virtuosa bioeconomia circolare.

Veritas è una corporation all’avanguardia in Italia “grazie alla ricerca sperimentale e applicata (rispettivamente per il 20 e l’80%, ndr) realizzata nel Laboratorio Green Propulsion insieme con le università di Padova e di Venezia, il ministero dell’Ambiente, il Comune di Venezia e grazie a progetti pilota sviluppati anche in sinergia con imprese e start up del territorio”, conferma Andrea Razzini, il suo direttore generale, che si sofferma anche sugli altri soddisfacenti risultati ottenuti di recente dal gruppo. «Veritas gestisce i servizi di igiene ambientale, risorse idriche integrate, di bonifica di siti contaminati e di produzione di energia da fonti rinnovabili; anche nel 2020, per il quarto anno consecutivo la città di Venezia è al primo posto per raccolta differenziata e ai vertici nazionali resta anche la Città Metropolitana. Il 73% di raccolta differenziata è la necessaria premessa di un sistema industriale che minimizza l’uso della discarica (3%) e che consente ancora di riciclare il 14% di materiali e, infine, di recuperare come energia la restante quota non riciclabile (10%)». Siamo oltre l’obiettivo del 65% posto dall’Unione Europea per il 2035”, precisa il direttore di Veritas. «La tecnologia, il recupero di energia e di altri materiali dagli scarti è, insomma, una priorità per Veritas e nel laboratorio Green Propulsion sperimentiamo anche il modo migliore per trasformare sostanze inquinanti e proviamo soluzioni sostenibili dal punto di vista ambientale».

Monica Zornetta (Avvenire, 7 giugno 2021)