L’impero del Bourbon. La storia poco nota di George Remus, l’avvocato-contrabbandiere che faceva affari con Al Capone e Lucky Luciano (parte 1)

L’impero del Bourbon. La storia poco nota di George Remus, l’avvocato-contrabbandiere che faceva affari con Al Capone e Lucky Luciano (parte 2)
27/10/2019

1. 1920-2020, i cento anni del Proibizionismo, la legge che fece nascere la criminalità organizzata e cambiò per sempre l’America.

Il 17 gennaio[1] di cento anni fa il furore proibizionista[2] travolgeva con straordinaria violenza gli Stati Uniti. Da quel momento – e per i successivi tredici anni –  le strade, i vicoli e i magazzini di Chicago, New York, Atlantic City, New Orleans, Philadelphia, Cincinnati, Detroit, Kansas City e di altre grandi città nordamericane cominciarono ad essere ammorbati da un odore nauseante che pungeva le narici: l’odore dell’alcol. Impregnava i muri, le case, le staccionate, l’erba.

Ogni volta che gli agenti federali del Bureau of Prohibition[3] scovavano un laboratorio clandestino di bourbon o di birra o quando fermavano e perquisivano camion carichi di barili di whisky, di casse di gin o di altri liquori proibiti[4], il “diabolico”[5] contenuto finiva confiscato e poi distrutto. Litri e litri di alcolici destinati al mercato nero venivano così rovesciati dalla polizia lungo le strade, dentro le condotte fognarie,  i canali, le fontane, a volte perfino gettati dalle finestre[6] e, scorrendo come un fiume malsano, inondavano piazzali e marciapiedi, pavimenti e cantine degli hotel, dei ristoranti, delle taverne, degli speakeasies[7].

I barili o le bottiglie venivano ammassati e poi spaccati dagli ufficiali a picconate, o incendiati, o bucati a colpi di pistola, così che il booze, il famigerato alcol, potesse zampillare vigorosamente davanti agli obiettivi delle Leica o delle Rolleiflex dei reporters. Il più delle volte quelli che circolavano illegalmente non erano liquori di buona qualità ma beveraggi modesti, spesso scadenti o addirittura tossici perché “tagliati” con alcol etilico, metanolo, piridina, benzene, brucina.

Nonostante questo, l’affare era talmente redditizio che le organizzazioni criminali, cresciute e divenute potentissime proprio con il Proibizionismo, erano arrivate a gestirlo in regime di monopolio e in (quasi totale) impunità, grazie alla diffusa corruzione degli agenti e degli impiegati del Bureau e all’aiuto di alcuni politici e procuratori generali[8]. Si erano spartite i quartieri, le città, le contee e a partire dal 1924 avevano ingaggiato una vera e propria guerra[9]  per bande che – specialmente a Chicago, nella sua suburbia e a New York – aveva lasciato a terra, insieme con i fiumi d’alcol, anche molto sangue e molti proiettili sparati dai Tommy Gun.

Tutti conoscono i gangster della Chicago Outfit[10], quella di Johnny Torrio[11] e Al Capone[12] , o la ferocia dei bad guys irlandesi[13] dell’East Coast o – soprattutto grazie a quell’ineguagliabile capolavoro che è Boardwalk Empire – la corporation mafiosa da 100 milioni di dollari l’anno del businessman ebreo-newyorkese Arnold Rothstein[14]. Pochi però conoscono George Remus, il farmacista-avvocato-uomo d’affari che, a differenza di tutti gli altri, il liquore non lo importava dal Canada[15], dalle isole caraibiche o dalla costa atlantica[16] ma lo produceva direttamente nelle proprie distillerie nel Midwest, lo trasportava con i propri camion e lo vendeva attraverso la propria “holding criminale” a una grossa fetta d’America, arrivando a controllare il 30% dei liquori che finivano nelle coppe e nei calici degli yankees più facoltosi.

La fortuna economica e la fama di questo ambizioso emigrante tedesco[17] erano partite non da una naturale inclinazione alla ferocia, alla violenza sistematica e al crimine, come per Al Capone, ma dallo studio. Ancora adolescente, a Chicago, dove viveva con la famiglia, aveva cominciato a lavorare nella farmacia dello zio, imparando a preparare medicamenti e sciroppi a base di alcol; a diciannove anni ne era diventato il proprietario[18]; a ventuno, per acquisire una certa rispettabilità agli occhi degli altri immigrati del suo quartiere, tedeschi come lui, aveva ottenuto il diploma di optometrista; a ventotto si era laureato in legge all’Illinois College of Law per poi svolgere il praticantato in un ufficio legale che dava sulle rive del lago Michigan. Nel giro di poco tempo anche Remus aveva aperto il proprio studio legale, un ufficio associato nella centralissima Chicago Loop, diventando tra i professionisti[19] più in vista e apprezzati della città. Godeva di grande prestigio anche tra i criminali – uno dei suoi clienti era Johnny Torrio, con cui anni dopo entrerà in affari – e, proprio difendendo gangster e bootleggers, i contrabbandieri, aveva avuto modo di studiare approfonditamente il “Volstead Act” e di individuarne le falle.

Nel 1920, ingolosito dalla facilità con cui i suoi intraprendenti assistiti accumulavano denaro, stuzzicato dal gusto per il rischio ma, soprattutto, impegnato a sfuggire a un mandato di cattura che pendeva sulla sua testa[20], aveva venduto lo studio e la casa di Chicago e, infilato un bel po’ di denaro[21] in tasca, si era spostato a Cincinnati con la seconda moglie, sua ex segretaria[22], e la figlia di lei, ed era andato a vivere  al Sinton Hotel. Per l’ambizioso Remus, che pare usasse parlare di sé in terza persona, Cincinnati era il posto ideale in cui condurre il nuovo business: era una città profondamente conservatrice e saldamente repubblicana, abitata fin dall’Ottocento da una fortissima comunità germanica che gestiva saloon[23], birrerie, birrifici, e locali notturni specialmente nel quartiere di Over-The-Rhine[24]; confinava con il Kentucky[25], nelle cui numerose distillerie si produceva da secoli il miglior bourbon al mondo ed era sicuramente più al riparo dall’occhiuta giustizia federale rispetto a Chicago e New York. Inoltre, aveva capito Remus, lì il suo business aveva meno competitors che altrove: sapeva bene quale infelice fine avessero fatto diversi produttori e venditori di alcol illegale del New Jersey, di Boston e della stessa New York, messi all’angolo dai carichi di vino, brandy, whisky, rum arrivati via mare[26]. continua 1.

 

 

 

[1] Il 15 gennaio 1920, un paio di giorni prima dell’entrata in vigore del Proibizionismo, una banda armata aveva assaltato un treno a Chicago e rapinato un carico di whisky, dando così ufficialmente inizio al contrabbando e al black market degli alcolici.

[2] Il Proibizionismo è stato imposto negli Stati Uniti con il 18esimo Emendamento della Costituzione, ratificato il 16 gennaio 1919, e in seguito regolato da un provvedimento chiamato “Volstead Act” (dal nome del suo promotore, il deputato Andrew Volstead) divenuto legge il 28 ottobre 1919 ed effettivo dal 17 gennaio 1920. Il 18esimo Emendamento dichiarava illegale la produzione, la vendita, il trasporto, l’importazione o l’esportazione di liquori intossicanti contenenti più dello 0,5% di alcol per farne bevande.

[3] L’Ufficio del Proibizionismo aveva sostituito l’Agenzia del Fisco. Era nato per contrastare la produzione di alcolici, assicurando alla giustizia i produttori. Il numero di agenti in forze nel Prohibition Bureau era cresciuto nell’arco di dieci anni (dal 1920 al 1930) da 2200 a 4400 e il budget da 2 milioni di dollari a 14 milioni.

[4] Spesso erano nascosti tra carichi di altra merce, del tutto innocua: ad esempio mattoni, grano, indumenti, animali vivi compresi.

[5] L’alcol era chiamato da secoli “Il grande diavolo” o “diabolica tentazione” poiché il suo consumo, e gli effetti del suo abuso, erano considerati la causa dei tanti episodi di violenza domestica a opera dei capifamiglia, della distruzione dell’armonia famigliare e un male morale della società. Le prime crociate anti alcol risalivano alla fine del Seicento ma solo nell’Ottocento, grazie alle donne e alle loro Unioni cristiane per la temperanza (le più importanti erano sorte in Ohio e Kentucky, tuttavia ogni Stato americano aveva le sue società per la sobrietà), ma anche al forte moralismo del Prohibition Party e al fondamentalismo di una lega religiosa antisaloon alla quale avevano aderito anche John D. Rockefeller ed Henry Ford, era stata imboccata la strada che, attraverso una modifica della Costituzione, lo metterà fuorilegge.

[6] Succedeva quando i luoghi dove si produceva l’alcol erano allestiti ai piani superiori dei palazzi

[7] Erano dei locali attivi durante il Proibizionismo, spesso gestiti dalla criminalità organizzata, dove si vendevano illegalmente alcolici ed erano aperti anche alle donne. Alcuni di questi fungevano anche da uffici e dimore dei gangster.

[8] Diversi editorialisti dell’epoca attribuivano parte della responsabilità anche all’apatia della pubblica opinione.

[9] In questa guerra le famiglie mafiose italiane avevano avuto un ruolo di primo piano.

[10] Loro alleati erano i sei fratelli Genna. Originari di Marsala, erano soprannominati “Terrible Gennas” e si erano specializzati nella distillazione dei liquori.

[11] Giovanni Donato Torrio, nato a Irsina, in provincia di Matera, nel 1882, era emigrato con la madre vedova a New York all’età di due anni. Conosciuto nell’ambiente criminale con vari soprannomi, tra cui “Papa Johnny”, dopo aver gestito il racket a Brooklyn era entrato in società con il calabrese Giacomo Vincenzo Colosimo detto anche “Big Jim”, pezzo grosso della criminalità di Chicago (dove gestiva il gioco d’azzardo e, soprattutto, la prostituzione). A consentirgli l’ascesa criminale accanto a “Big Jim” fine a diventarne il vice, era stata, tra le altre cose, la parentela con Victoria Moresco, moglie e  socia anch’essa di Colosimo. Dopo l’assassinio del boss di origini calabresi, Torrio era divenuto il più potente criminale della Wind City: per mantenere il controllo sulle sue attività, compresa quella di contrabbandiere, aveva voluto al suo fianco Al Capone, che a quel tempo viveva e operava a Brooklyn.  A Proibizionismo concluso “Papa Johnny”  era andato a vivere per un periodo a Cincinnati insieme alla moglie, Anna Jacob, e morirà nel 1957 a Brooklyn per un attacco di cuore.

[12] Nato a Brooklyn nel 1899 da genitori emigrati dalla Campania (il padre era barbiere e la madre sarta), aveva otto fratelli. Aveva compiuto con scarso profitto gli studi in una scuola cattolica prima di incontrare, a quattordici anni, Johnny Torrio che ne diventerà il mentore criminale. A venti anni faceva parte della Five Point Gangs di Manhattan, composta di criminali irlandesi, ebrei e italiani e dedita al racket delle estorsioni, al controllo del gioco d’azzardo, alle rapine, alle frodi. Chiamato a Chicago da Torrio, dopo la morte di Colosimo ne diventerà il vice e il responsabile del Four Deuces Hotel e del suo bordello che era anche il quartier generale di “Papa Johnny”. Dopo il massacro di San Valentino, compiuto nel 1929, i boss dei principali gruppi mafiosi impegnati nel contrabbando di alcolici si erano riuniti ad Atlantic City e avevano minacciato Capone di morte nel caso lui non avesse cambiato strategia, adottando cioè un profilo più basso. Dopo quell’incontro “Scarface” fu fermato a Philadelphia e arrestato per possesso di arma da fuoco illegale. La condanna a 11 anni di carcere per evasione fiscale abbinata a una multa di 80 mila dollari arriveranno due anni più tardi. Morirà a causa della sifilide nel 1947.

[13] Le loro attività comprendevano traffici di varia natura: ad esempio armi, alcol e droga, sequestri di persona, omicidi su commissioni, furti e rapine, gioco d’azzardo e scommesse, racket, estorsioni, usura, contraffazioni, frodi.

[14] Nato nel 1882 a Manhattan, e soprannominato “The Brain”, Arnold Rothstein gestiva il suo impero – che comprendeva il controllo del gioco d’azzardo (era proprietario di diversi casino), il racket delle scommesse, il contrabbando di alcolici, il traffico di eroina e attività immobiliari – dal Lindey’s Restaurant in Times Square. Della sua organizzazione facevano parte pezzi da novanta del crimine americano come “Lucky” Luciano (Salvatore Lucania, nato a Lercara Friddi, provincia di Palermo, nel 1897 e morto a Napoli nel 1962), Meyer Lansky (nato a Grodno, in Bielorussia, nel 1902 e morto a New York nel 1983), “Dutch Schultz” (Arthur Flegenheimer, nato a New York nel 1901 e morto a Newark nel 1935), “Frank Costello” (Francesco Castiglia, nato a Cassano all’Ionio, provincia di Cosenza, nel 1891, morto a New York nel 1973). Riconosciuto come il boss della jews mafia di New York e il pioniere del crimine organizzato negli Stati Uniti, morirà assassinato al Park Central Hotel di Manhattan nel 1928.

[15] Il liquore arrivava negli Stati Uniti dal Canada non solo a bordo di barche ma anche, durante il freddo inverno, di automobili, che attraversavano la parte ghiacciata del Detroit River proprio lungo il confine.

[16] Attraverso la celebre rotta chiamata Run Row, interamente gestita dalle organizzazioni mafiose, le sole in grado di finanziare la costruzione delle potentissime imbarcazioni (dotate di elaborati sistemi di segnalazione per non essere intercettati, di notte dalle Guardia costiera e dagli agenti della Prohibition) con cui i carichi di liquore venivano trasportati dalle Bahamas alla Florida e dal Canada al Michigan o in altre città costiere. I contrabbandieri facevano entrare l’alcol negli Stati Uniti anche per mezzo di appositi siluri che viaggiavano al di sotto della superficie dell’acqua.

[17] Era nato nel 1874 nel villaggio tedesco di Friedeberg ed era emigrato con la famiglia negli Stati Uniti quando aveva cinque anni.

[18] Negli anni a venire ne acquisterà altre due, a Chicago.

[19] Specializzato dal principio in diritto del lavoro, era stato il legale della potente corporazione degli autotrasportatori prima di dedicarsi alla difesa dei criminali.

[20] Era accusato di avere venduto 37 casse di liquore utilizzando falsi permessi.

[21] Centomila dollari.

[22] Prima di sposare Augusta Imogene Brown Holmes, divorziata originaria di Manhattan, aveva a lungo vissuto con lei come una normale coppia di coniugi nonostante fosse egli stesso già sposato con Lilian Kraus con cui aveva avuto la figlia Romola (foto di copertina). Romola Remus era divenuta un’attrice molto nota in quegli anni ed è ricordata per essere stata la prima  interprete assoluta del personaggio di Dorothy Gale nel “Mago di Oz” (prima versione, senza sonoro).

[23] Prima del Proibizionismo erano quasi 600 quelli attivi a Cincinnati e dintorni.

[24] Vi erano società di birrai che esportavano perfino in Sudamerica e in Europa.

[25] Grazie al tipo di terra, al clima, alla grande quantità di grano e alla sapienza della lavorazione, dovuta all’esperienza portata dagli immigrati dalla Germania, dalla Scozia e dal Nord dell’Irlanda.

[26] Lo scotch dall’Inghilterra e dalla Scozia, il rum dalla Giamaica, dalle Bahamas e dalle isole francesi di St Pierre e Miquelon, altri liquori dal Canada.