L’impero del Bourbon. La storia poco nota di George Remus, l’avvocato-contrabbandiere che faceva affari con Al Capone e Lucky Luciano (parte 2)

L’impero del Bourbon. La storia poco nota di George Remus, l’avvocato-contrabbandiere che faceva affari con Al Capone e Lucky Luciano (parte 1)
22/10/2019
Il segreto della Mano Nera. Tra lettere e pugnali, le vicende inedite della “Società della Banana” che in America anticipò la mafia
15/12/2019
L’impero del Bourbon. La storia poco nota di George Remus, l’avvocato-contrabbandiere che faceva affari con Al Capone e Lucky Luciano (parte 1)
22/10/2019
Il segreto della Mano Nera. Tra lettere e pugnali, le vicende inedite della “Società della Banana” che in America anticipò la mafia
15/12/2019

2. Dai leggendari party in stile impero romano al carcere di Atlanta. E quando uscì uccise la moglie

Senza mai svestire i panni del farmacista, così da continuare a produrre liquore “certificato” per le farmacie bypassando i divieti imposti dal “Volstead Act” (solo i dottori, i sacerdoti e i rabbini potevano infatti acquistare lo “spirito” senza violare la legge[1]), aveva aperto una linea di credito illimitata in un’importante banca downtown per la sua nuova impresa. Con quel denaro aveva assunto personale, acquistato macchinari, automobili blindate, camion – ne possedeva una trentina ai quali, durante il trasporto del bourbon, affiancava alcune automobili che viaggiavano con guardie armate – , pagato i contatti forniti dai suoi vecchi clienti contrabbandieri e corrotto[2] ufficiali di polizia, lavoratori delle ferrovie e anche, e se necessario, normali cittadini. Nella sola Cincinnati era arrivato a dare lavoro a più di 3500 persone: non era certo una cosa da poco se si considera che il Proibizionismo aveva gettato nella più profonda disperazione la gran parte dei proprietari di birrerie e distillerie dell’Ohio, del Kentucky e dell’Indiana, costretti a chiudere i battenti. Anche in questo caso Remus era pronto a fiutare l’affare, e con i suoi rotoli di dollari comprava a prezzi irrisori i locali, i magazzini e le licenze che i birrai e i distillatori svendevano perché convinti che la messa al bando sarebbe continuata per sempre.

Arnold Rothstein, boss della criminalità organizzata ebrea a New York

Un passo dopo l’altro aveva creato un impero. Di ogni distilleria e di ogni centro di distribuzione aveva fatto un’impresa individuale che produceva il whisky per usi medici e per il contrabbando. Il suo braccio destro era un broker di liquori di Baltimora che operava in tutta la costa Est, e tra i suoi più fidati collaboratori c’erano due ricchi contrabbandieri ebrei di New York, molto vicini ad Arnold Rothstein e alla sua associazione – a cui, al tempo, apparteneva anche Lucky Luciano – , all’irlandese Bill Dwyer[3] e al gangster di origini italiane Frankie Yale[4]. Naturalmente per lui era indispensabile anche l’ “amicizia” di giudici, poliziotti, banchieri e avvocati.

Il dottor Remus, così amava farsi chiamare, aveva allestito il proprio quartier generale in quella che un tempo era conosciuta come la “Sin City” d’America: Newport[5], nel Kentucky, la “città del peccato” famosa fin dai tempi della Guerra civile per la sua vivace industria della prostituzione[6] e per il suo alto grado di corruzione. Nei “ruggenti anni Venti” era tutta un traboccare di saloon, night-club e di sale per il gioco d’azzardo in mano alle organizzazioni criminali. Il sottosuolo di Newport e di Cincinnati, proprio al di là dell’Ohio River, dove Remus aveva allestito il suo deposito più importante chiamato Death Valley, era attraversato da un fitto reticolo di tunnel segreti all’interno dei quali passava il bourbon appena distillato e pronto per il carico diretto nel Midwest e in molti Stati del Sud.

Johnny Torrio conosceva e apprezzava le capacità organizzative e l’astuzia del suo ex avvocato. Prima che Capone, il feroce sottoposto che aveva fatto arrivare da Brooklyn, assumesse il comando del contrabbando nella Wind City, Torrio si affidava a Remus affinché facilitasse l’accesso nelle distillerie del Kentucky di tutto l’alcol che acquistava nel vicino Canada. Ogni giorno, perciò, i numerosi camion controllati dal boss di Chicago partivano da Detroit[7], caricavano il booze comprato oltreconfine e raggiungevano Cincinnati, dove Remus apriva loro le porte delle proprie distillerie.

Poiché teneva alla propria reputazione – molto buona tra una certa casta politica, tra l’upper class di Cincinnati ma anche tra il ceto medio per via delle sue elargizioni[8] – e al proprio capitale, considerato che l’attività gli fruttava milioni e milioni di dollari, il bourbon che vendeva doveva essere puro. Sapeva che lì fuori c’erano molti ricconi, e molti proprietari di speakeasies di lusso, disposti a pagare parecchio pur di bere – e di vendere – del liquore non adulterato.

In quegli anni molte delle poltrone più importanti d’America erano occupate da politici e giudici originari dell’Ohio, a partire dal presidente, il Repubblicano Warren G. Harding[9], vincitore delle elezioni politiche del 1920 – ampiamente sostenuto dalla fazione a favore del Proibizionismo, quella dei dry[10], gli asciutti, a cui apparteneva anche il Ku Klux Klan[11] – e dal suo sfidante, il candidato dei wet[12]James M. Cox, democratico e contrario alla messa al bando degli alcolici; dal procuratore generale degli Stati Uniti Harry M Daugherty[13], amico di Remus, la cui assistente, Mabel Walker Willebrandt[14], dal 1921 in forze al Dipartimento Giustizia dell’Ufficio del Proibizionismo, diventerà una delle persone più influenti del Paese e, soprattutto, tra le acerrime nemiche del “re del Bourbon”.

L’integerrima funzionaria, nata negli Stati uniti da una famiglia di origine tedesca, è stata rappresentata in Boardwalk Empire nel personaggio di Esther Randolph, il magistrato che coordinò l’arresto di Remus a seguito di un soffiata di Enoch Thompson[15]: nella realtà Mabel Willebrandt lo consegnò effettivamente alle patrie galere, ma con modi e tempi differenti rispetto alla serie televisiva.

Era avvenuto nel 1924 al termine di una lunga investigazione cominciata con la perquisizione di Death Valley da parte di due agenti del Bureau, nell’ottobre 1921[16],  e poi condotta dalla “First Lady of the Law” – come era stata soprannominata – con l’aiuto di un investigatore di Stato specializzato in operazioni sotto copertura, Franklin L. Dodge[17], che diventerà poi l’amante della moglie di George Remus.

Imogene Remus

Prima di cominciare la detenzione nel penitenziario federale di Atlanta per violazione della legge sull’alcol (tornerà libero nel 1926), il facoltoso criminale si era accordato  con la moglie affinché gestisse temporaneamente lei il patrimonio[18]: tuttavia, mentre stava scontando la pena, la donna aveva dilapidato tutto insieme con l’amante ed era arrivata addirittura a progettare di ucciderlo. Una volta uscito di prigione e saputo che la trentanovenne Imogene aveva avviato le pratiche per il divorzio, Remus aveva preso la sua decisione. Il 6 ottobre 1927 si era messo ad aspettarla in auto sotto l’hotel di Cincinnati dove lei viveva e, non appena l’aveva vista salire in taxi e partire, l’aveva inseguita. La donna era diretta al tribunale per chiudere la causa di divorzio. Arrivato all’altezza di Eden Park, Remus l’aveva fatta uscire di strada e poi, sceso in fretta dall’auto e raggiunta, le aveva sparato, uccidendola in mezzo alla gente a passeggio nel parco.

A processo aveva scelto di difendersi da solo, riuscendo a convincere il giudice che si era trattato solo di una temporanea insanità mentale e non di premeditazione: per questo il 20 dicembre 1927 venne assolto da ogni accusa.

Mabel Willebrandt nel 1924 con, seduto, il presidente degli Stati Uniti Calvin Coolidge  Ph. Library of Congress

Il verdetto scatenò reazioni molto aspre nel Paese, e furono molti i giornali a cavalcare a colpi di inchiostro lo stupore, l’indignazione e la rabbia che governavano l’opinione pubblica. «La sua assoluzione è contraria a ogni senso di giustizia e di decenza», scrisse il Kansas City Times; «Il processo si è concluso con un piacevole tripudio di felicitazioni e di affetto. Il giudice ha deliberato in 19 minuti… nel leggere il verdetto di assoluzione sembrava felice tanto quanto l’imputato», osservò il St. Louis Post – Dispatch; «Probabilmente non c’è mai stata una sentenza in un caso criminale che abbia provocato così tanto disgusto tra il pubblico come in quello di Remus», riferì il corrispondente della Gazzetta di Charleston, in West Virginia.

Nonostante il Proibizionismo continuasse a privare gli americani del “piacere” dell’alcol – e lo farà fino al 5 dicembre 1933 con l’abrogazione del 18esimo Emendamento[19] – e i margini per poter rientrare con successo nel business del contrabbando fossero per lui ancora molto ampi, Remus preferì dedicarsi alla manifattura di farmaci che non richiedevano la prescrizione medica. Stabilitosi nella cittadina di Covington, nel Kentucky, sposò un’altra delle sue segretarie e il 20 gennaio 1952  un attacco di cuore lo stroncò. ⊗

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

NOTE:

[1] I medici prescrivevano i preparati curativi a base di alcol, i sacerdoti e i rabbini usavano il vino durante le celebrazioni. I medici, in particolare, facevano largo uso di whisky: erano convinti che fosse la cura più efficace per malattie come il tumore o il diabete o per problemi di allattamento o, ancora, per lenire i morsi dei serpenti.

[2] Per queste operazioni si stima avesse sborsato più di 20 milioni di dollari.

[3] William Vincent Dwyer, soprannominato “Big Bill”, era nato nel 1883 ad Hell’s Kitchen, sobborgo di Manhattan, ed era il proprietario di numerosi garage attrezzati per ospitare i camion con i carichi di liquore illegale. Proprietario della Coney Island Race Track a Cincinnati e dei teams di football Dayton Triangles e Brooklyn Dodgers, è stato per un periodo partner in affari di “Dutch Schultz”. Morirà nel 1946 a New York.

[4] Francesco Ioele, nato a Longobucco, provincia di Cosenza, nel 1893, era arrivato in America con la famiglia all’età di sette anni e ancor giovane conosce Johnny Torrio, che lo introduce nei Five Points Gang. Aveva fatto lavorare per lui Al Capone; la sua gang a un certo punto si era alleata con la Black Hand, creando alla prima grande famiglia mafiosa in cui gli italiani si univano a criminali di altre etnie. Con Yale aveva lavorato anche Albert Anastasia e Joe Adonis. Era considerato il più grande e potente contrabbandiere di Brooklyn. Sarà assassinato nel 1928 a New York.

[5] Solo la costruzione di Las Vegas, negli anni Cinquanta, e l’impegno di un comitato di cittadini, ha permesso a Newport di liberarsi della criminalità e dal malaffare. Frank Joseph “Screw” Andrews (il vero cognome era Andriola, essendo figlio di italiani emigrati oltreoceano), nato nella Little Italy di Cincinnati, è stato a lungo il boss di Newport. Ha iniziato la sua carriera criminale vendendo whisky e birra prodotti clandestinamente per passare poi al controllo del gioco d’azzardo, della prostituzione, ai taglieggiamenti, alle intimidazioni e alle violenze lungo le strade e nei nightclubs di Newport  per conto della Mayfield Road Gang di Cleveland. Proprietario di locali notturni e bische clandestine, tra gli anni Cinquanta e Sessanta finirà un paio di volte in prigione per evasione fiscale e per scommesse clandestine. Alle sue feste esclusive pare partecipasse spesso anche Dean Martin, celebre cantante e attore di origini abruzzesi (il suo vero nome era Dino Crocetti) nato, anch’esso, in Ohio.

[6] E più tardi, per aver dato i natali a John Thompson, l’inventore della Thompson submachine gun, il cui uso tra i gangster era cominciato proprio a Newport.

[7] A Detroit a quel tempo operavano la Famiglia, creata nell’Ottocento dai primi d’uomini d’onore arrivati dalla Sicilia,  e, soprattutto, la Purple Gang, una associazione criminale ebrea, prevalentemente di origine russa, che controllava il commercio clandestino di alcolici.  Al Capone, ad un certo, aveva cominciato ad acquistare da loro il whisky canadese.

[8] Cercava la pubblicità e informava i giornali sulle sue “opere di bene” per la comunità: ad esempio la costruzione di un campo da baseball per i ragazzi. I giornali scrivevano molto di lui, come accadeva a Chicago per Torrio e per Al Capone e a New York per altri importanti gangster.

[9] Amante dell’alcol, del gioco e delle trasgressioni, aveva appoggiato la causa del Proibizionismo per puro interesse politico. Più volte al centro di scandali, anche di natura sessuale,  si racconta che durante la sua presidenza la libreria della Casa Bianca era diventata una specie di grande sala dove Harding e i suoi giocavano a poker, fumavano, bevevano whisky.

[10] Comprendeva soprattutto donne ma anche molte persone che vivevano nelle aree rurali.

[11] Era  forte in tutto il Midwest e specialmente nello Stato dell’Indiana, da dove arrivava anche la leader delle Donne del Ku Klux Klan, Daisy Douglas Barr, componente molto attiva dell’Unione femminile cristiana per la Temperanza e ministro quacchero.

[12] Comprendeva molti membri del Congresso e persone che vivevano nelle città. Chiedevano l’abrogazione del 18esimo Emendamento.

[13] Giudice al centro di scandali finanziari e inchieste per corruzione (e più volte ricompensato con centinaia di migliaia di dollari per i suoi “favori” dallo stesso Remus), era a capo della cosiddetta Ohio gang, una organizzazione di politici ed industriali in attività durante le elezioni presidenziali del 1920 per sostenere Harding ed entrati poi a far parte della sua amministrazione. Erano stati rimossi dai loro prestigiosi incarichi solo dopo la morte di Harding dal suo successore, il repubblicano del New England Calvin Coolidge.

[14] Nata nel 1889 nel Kansas, quando era studentessa di Legge aveva difeso d’ufficio migliaia di donne condannate per prostituzione. Negli anni trascorsi al Dipartimento di giustizia aveva dato la caccia ai contrabbandieri, ai runrunners e agli evasori fiscali e aveva lavorato per riformare le carceri americane. Pur non supportando la Proibizione (era una Repubblicana progressista) aveva combattuto la corruzione che ostacolava l’applicazione del “Volstead Act”. Era sua la descrizione di George Remus come «il più noto e insolente contrabbandiere» da lei mai incontrato.  Cessata l’esperienza al Dipartimento di Giustizia aveva ripreso l’attività di avvocato in California dove morirà nel 1963 per un cancro.

[15] Soprannominato “Nucky” e ispirato alla figura di Enoch Johnson, ex sceriffo di Atlantic City (New Jersey), personalità politica repubblicana di origini irlandesi, a capo di una organizzazione criminale che controllava il contrabbando di alcolici, il gioco d’azzardo, il racket delle estorsioni, la corruzione a ogni livello e la prostituzione.

[16] Poco tempo dopo il blitz , Remus e la moglie avevano organizzato un esclusivo party di fine anno nella lussuosa villa di Price Hill a Cincinnati, dove faceva bella mostra di sé una piscina olimpionica interamente ricoperta di tessere di ceramica Rockwood. I 500 invitati appartenevano alla creme d’America. I tavoli erano imbanditi con bicchieri bordati d’oro zecchino, tazze d’argento, piatti preziosi come gioielli sotto di ciascuno dei quali Remus aveva fatto mettere un biglietto da mille dollari. I giornali avevano scritto che quella notte lo champagne – servito da un centinaio di ragazze vestite come vestali- scorreva come fosse il Reno.

[17] Originario del Michigan, lavorava presso il Bureau of Investigation, antesignano dell’attuale Fbi.

[18] Che includeva anche sei Marmon, diverse Packard, una Locomobile, una Cadillac, una Pierce Arrow e molte Dodges.

[19] Dopo che lo Utah era diventato il 36esimo Stato a ratificare il 21esimo Emendamento che annullava quanto sancito dal 18esimo Emendamento e sanciva la fine del Proibizionismo. Il primo era stato il Michigan, il 10 aprile 1933.

 

Fonti:

“One Man’s justice”, R. Fortin (1990, Ohio Books Store)

“Prohibition”, J. Hill (2004, Omnigraphics)

“Last call. The rise and fall of Prohibition”, D. Okrent (2010, New York Times Bestseller)

“Remembering Remus in price Hill”, J. Hotchkiss & J. Meyer (2011, Edgecliff Press and The Price Historical Society and Museum Cincinnati)

“The Bourbon King”, B. Batchelor (2019, Diversion Books)

“The ghosts of Eden Park”, K. Abbott (2019, Crown)

Smithsonian Institute: https://www.smithsonianmag.com/history/bootleg-king-and-ambitious-prosecutor-who-took-him-down-180972783/

Ohio History Central: https://ohiohistorycentral.org/w/Bootlegging

The Mob Museum:https://themobmuseum.org/blog/tag/george-remus/; http://prohibition.themobmuseum.org/the-history/the-rise-of-organized-crime/the-mob-during-prohibition/

National Museum of American History: https://americanhistory.si.edu/american-enterprise-exhibition/corporate-era/bootlegging

Khan Academy: https://www.khanacademy.org/humanities/us-history/rise-to-world-power/1920s-america/a/prohibition

John Jay College of Criminal Justice: https://guides.lib.jjay.cuny.edu/c.php?g=288390&p=1922564

FBI- Federal Bureau Investigation: https://www.fbi.gov/history/brief-history/the-fbi-and-the-american-gangster

 

  • Per riassunti, citazioni, riproduzioni vedi Legge sul diritto d’autore e il diritto alla citazione di opere