Veneto, una terra dai molti interessi criminali

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Chioggia è solo l’ultima delle località venete prese di mira dalla criminalità organizzata.

Prima ci sono stati i “gioielli” del litorale veneziano Caorle, Bibione, Eraclea, Jesolo, Duna Verde e la vicina Lignano Sabbiadoro (Ud), poi, ancora nel Veneto orientale, Concordia Sagittaria e Portogruaro.

Nel 1998 a Caorle, un blitz della Squadra mobile stringe le manette ai polsi del camorrista latitante Costantino Sarno, boss dell’Alleanza di Secondigliano, fedelissimo di Gennaro Licciardi. Nel 2005, a Portogruaro, un altro camorrista finisce in manette: è Vincenzo Pernice, cognato di Pietro Licciardi. Due mesi dopo, di nuovo a Portogruaro, tocca a Michele Di Chiara, accusato di essere un uomo d’onore di Salvatore Lo Piccolo.

Termina soltanto pochi mesi più tardi, nella spiaggia di Lignano Sabbiadoro, la latitanza di Vittorio Persico, uomo del clan Licciardi, mentre a Eraclea nello stesso periodo viene catturato un affiliato al clan Di Lauro, Salvatore Gemito.

Le mafie, compresa la Sacra Corona Unita, hanno condotto i loro affari illeciti anche nel Bellunese, soprattutto nella cosiddetta “Perla delle Dolomiti”, Cortina, dove, nel 1993, è stato arrestato un altro uomo del clan Licciardi, Edoardo Contini. Nemmeno il lago di Garda è immune dai tentacoli criminali: sono numerosi gli investimenti effettuati negli anni soprattutto a Peschiera, a Castelnuovo, nella limitrofa Desenzano (Bs) e, specie da parte delle più importanti famiglie calabresi, nell’intera provincia di Verona. A Peschiera, in particolare, sono stati di recente sequestrati i beni di Ciro Cardo, soggetto molto vicino a Vincenzo Pernice.

Da qualche tempo, infine, le indagini degli investigatori si sono concentrare anche sul basso trentino: risale all’ottobre scorso il blitz dei carabinieri del Ros che a Trento ha smantellato una cellula della Sacra Corona Unita.

Monica Zornetta (Narcomafie, 2/2009)