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La scuola italiana è un ecosistema gigantesco, pesante, problematico, ma trovo che esista la possibilità di generare in esso cambiamenti positivi, anche piccoli, grazie a soggetti come noi. Saremmo felicissimi se il modello formativo che stiamo mettendo a punto, dove la scuola si connette all’impresa, possa essere condiviso dal sistema pubblico, diventando, così, patrimonio di tutti”. Massimiliano Ventimiglia, chairman della digital agency Akqa e da poche settimane nuovo ceo della divisione Education di H-Farm, è uno che ha, con le cose, un approccio olistico. “Per noi il vero successo non è tanto l’evoluzione delle nostre scuole, ma dell’intero sistema scuola”.
Quarantuno anni, tarantino, una laurea in Economia alla Cà Foscari di Venezia e una specializzazione alla Bocconi, due figlie native digitali di 9 e 6 anni che già frequentano i camps estivi (e in futuro anche l’International school) di H-Farm, Ventimiglia è nell’azienda trevigiana da sempre: addirittura da prima che Riccardo Donadon la fondasse. Al suo interno ha creato nel 2005 la start up H-Art, la cui maggioranza è stata acquisita quattro anni dopo dalla Akqa, di proprietà del colosso globale Wwp.
Conosce perciò perfettamente i meccanismi di questo particolarissimo “organismo” per l’innovazione e l’educazione sviluppato in un pezzo di campagna trevigiana (26 ettari che presto, con l’ampliamento di H-Campus, diventeranno 51) ai margini di una antica tenuta. Il nuovo H-Campus, firmato dall’archistar britannica Richard Rogers, ospiterà laboratori, digital camps, scuole materne, elementari, medie, e poi un liceo internazionale paritario con test di ingresso in lingua inglese e logica-matematica, il primo corso di laurea italiano in Digital management in collaborazione con Cà Foscari e, infine, 4 master.
Per noi, spiega il manager, la formazione è da sempre la cosa più importante su cui investire, “e siamo convinti che le persone non dovrebbero mai smettere di essere studenti”. Fin da principio H-Farm ha lavorato per costruire ponti tra le varie parti che compongono la realtà: “Tra le imprese e il mercato, e ora, con l’area Education, tra la scuola, l’azienda, e l’industria. Da qualche tempo stiamo anche portando avanti un dialogo con una importante organizzazione israeliana che si occupa di analisi e sviluppo sulla tecnologia e l’imprenditoria applicate alla didattica: ci interessa capire se questo tipo di ricerca può essere esportabile anche nel nostro Paese”.
Massimiliano Ventimiglia ci tiene a mettere in evidenza che il progetto di H-Education non guarda a sé stesso ma alla scuola italiana nel suo insieme, e non è un processo finito, bensì continuo: “E’ un progetto agile che si concentra soprattutto sulla componente umana, sull’empatia, sull’intelligenza emotiva, sulla capacità di generare fiducia, di assumersi il rischio, di accettare i propri errori. La parte digitale, invece, non la consideriamo una competenza tecnica ma una sorta di alfabetizzazione di base: per noi è l’equivalente dell’imparare a leggere, a scrivere e a fare di conto. Ciò che ci preme di più è preparare i ragazzi al mondo complicatissimo che li aspetta, è aiutarli ad orientarsi, a tornare indietro se serve, a cambiare, a non smettere di ricercare, perché il futuro è in mano a chi sarà capace di far parlare mondi completamente diversi e distanti tra loro”.

Monica Zornetta (Avvenire, 23 giugno 2017)