Saggistica. Storie di disabili che hanno fatto la Storia

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Di lui Denis Diderot diceva che «vedeva con la pelle», cosicché «con un po’ d’abitudine sarebbe giunto a riconoscere un suo amico, se un disegnatore gliene avesse tracciato il ritratto sulla mano, e […] in base alla successione delle sensazioni eccitate dalla matita, avrebbe detto: È il signor tal dei tali».  Nicholas Saunderson, scienziato e matematico inglese tra i più celebri dell’età dei Lumi, “vedeva con la pelle” perché i suoi occhi non potevano più farlo: il vaiolo li aveva spenti quando aveva appena un anno. Il buio pesto cui era costretto a vivere non gli impedì, però, di imparare a leggere, di appassionarsi alla scienza dei numeri (appresi da bambino, come le lettere dell’alfabeto, passando i polpastrelli sulle incisioni delle lapidi in un cimitero dello Yorkshire), di diventare Professore lucasiano di matematica e di inventare rivoluzionari strumenti di calcolo. «La voce della natura si fa capire abbastanza da lui, attraverso gli organi che gli restano – aveva riconosciuto ancora il filosofo di Langres nel saggio “Lettera sui ciechi ad uso di coloro che vedono” – e la sua testimonianza risulta rafforzata contro quelli che si ostinano a chiudere gli occhi e le orecchie». A permettere a Saunderson di entrare nella storia nonostante la sua condizione è stato un mix di abilità chiamato Potere H (dove H sta per handicap): un potere straordinario, quasi eroico, che accomuna molti grandi personaggi del passato e del presente e che, inoltre, è in grado di influenzare gli altri, come racconta il giornalista padovano Roberto Zucchi nel suo libro “Potere H. I disabili che hanno fatto la storia” (edizione Il prato).

L’autore, ex caporedattore centrale del Gazzettino, paraplegico da 36 anni, ha raccolto le vite di una quarantina di uomini e donne – di ogni epoca storica e da diversi Paesi del mondo – che hanno lasciato un segno più o meno profondo nell’evoluzione della civiltà, in ambiti diversi e nonostante, appunto, la disabilità: dalla politica allo sport, dalle scienze alle arti. Ecco allora affiorare dalla penna di Zucchi la stupefacente figura del veneziano non vedente Enrico Dandolo, eletto doge nel 1192 alla non più tenera età di 85 anni e fieramente a capo della flotta veneziana che nel 1204, quando di anni ne aveva ormai 92, invase Costantinopoli. Riassumendo le sbalordite parole di Goffredo di Villehardouin, tra i partecipanti alla crociata, Zucchi descrive in questo modo il portentoso capitano: «Un vecchio cieco, con l’elmo lucente e la lunga barba argentea, in bilico sulla tolda della nave, scossa dalle onde e sotto il tiro degli arcieri, che minaccia i suoi stessi soldati di una punizione peggiore della battaglia in corso» .

Pagina dopo pagina il libro srotola le storie del poeta Omero, privo della vista, di Goya e di Beethoven, entrambi sordi, dell’autrice Hellen Keller (sordo-cieca dall’infanzia: dalla sua autobiografia Hollywood ha tratto il film “Anna dei Miracoli”) e del padre del “New Deal”, Franklin D. Roosevelt, colpito da poliomielite durante i suoi incarichi di governo. Racconta le vite eccezionali dell’astrofisico Stephen Hawking, del giocatore di baseball Lou Gehrig (malato di Sla), di Muhammad Alì – Cassius Clay (di Parkinson) o di Alex Zanardi, senza dimenticare i musicisti Michel Petrucciani, Ray Charles e Stevie Wonder. «Ne risulta una sorta di trattato di storia delle diversità – scrive nell’introduzione Francesco Jori, tra i più autorevoli giornalisti del Nordest – che è anche una storia di successi tali da smentire i facili pronostici preventivi di insuccesso inflitti loro dalla società».

Monica Zornetta (Agorà, Avvenire)