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Non capita spesso di sentire un imprenditore che fa alta innovazione tecnologica parlare di anima, soffermarsi sul bisogno umano di spiritualità, sull’etica nel lavoro, sugli insegnamenti che la natura ci impartisce. Uno dei pochi è Bruno Vianello, 55enne presidente della Texa Spa di Roncade (Tv), azienda leader nella progettazione, industrializzazione e nella costruzione di strumenti diagnostici per le automobili, le motociclette e i camion. “L’uomo non può vivere solo per mangiare”, afferma, convinto, “ha bisogno infatti anche di una dimensione spirituale”; e all’industria italiana, per buona parte “regalata” ai concorrenti esteri, consiglia: “Le aziende devono imparare dalla natura, dall’essere umano, e tenere uniti braccia e cervello… altrimenti muoiono”.

Fin da bambino appassionato di motori e di meccanica, Vianello è nato professionalmente negli anni Ottanta come concessionario Alfa Romeo a Treviso. La Texa (Tecnologie Elettroniche X Automotive) decide di fondarla nel 1992 insieme al socio  Manuele Cavalli, oggi direttore tecnico, e contando su una decina di lavoratori, quasi tutti della zona; nello spazio di un ventennio l’azienda è diventata un “titano” da 62 milioni di euro di ricavi e seicento dipendenti, quattrocento dei quali “basati” nell’head quarter di Monastier di Treviso, dove tutti i prodotti vengono progettati, ingegnerizzati e infine costruiti. Un centinaio sono invece sparsi nei quattro continenti.

Il “seme” del successo di questa impresa, come attestano i numerosi premi vinti in tutto il mondo, va ricercato nell’abilità dei due fondatori di intercettare, fin dalla fine degli anni Ottanta, i grandi mutamenti tecnologici che il comparto stava vivendo. “Con l’invasione dell’elettronica sull’automobile”, racconta il presidente “pioniere”, “e la comparsa di nuovi problemi, era necessario che arrivassero anche nuovi strumenti e nuove competenze. Le officine stesse non avevano più bisogno solo di cacciaviti e di chiavi tradizionali, ed è allora che è nata la nostra azienda”.

Gli strumenti nuovi di cui parla sono quei dispositivi hardware e software che nel giro di tre lustri hanno permesso ai meccanici di effettuare da soli la diagnosi delle centraline elettriche, sono le ricariche per i condizionatori delle automobili e i sofisticati apparecchi per l’analisi dei gas di scarico. Tutte innovazioni che hanno portato la Texa a sfidare la crisi siglando accordi con le principali case automobilistiche e motociclistiche, a detenere una fetta consistente (il 65%) del mercato nazionale delle officine riparazioni e a poter contare su un numero elevatissimo di riparatori (oltre 500mila) che usano i suoi prodotti nel mondo. “Ciò che noi realizziamo sono dei pc portatili, simili a palmari, che utilizzano tecnologie wireless, bluetooth, wi-fi, cosicché, in caso di problema alla vettura, i meccanici possono trovare velocemente dentro i database contenuti nei server di Texa le informazioni che cercano”, spiega Vianello. “Inoltre, stiamo lavorando per far sì che le officine possano presto riparare anche le auto elettriche”.

“Ho molto rispetto per il lavoro, per le persone e per i miei dipendenti o, come mi piace chiamarli, appartenenti: voglio per loro il meglio. Per questo ho costruito, dentro l’azienda, una vera piazza con bar e ristorante dove le persone possono incontrarsi, scambiare quattro chiacchiere e poi tornare al lavoro. E’ vero che abbiamo bisogno di denaro per vivere”, dice, “ma per sfamare la nostra anima c’è bisogno d’altro: di fare le cose con passione, di trovare soddisfazione in quello che facciamo, di fermarsi nel week end per coltivare i nostri hobby. Quello che cerco di fare con l’azienda è ciò che lo Stato dovrebbe fare con i propri cittadini: renderli felici anziché riempirli di tasse e poi, come nel caso degli imprenditori, costringerli alla fuga per far stare in piedi le ditte. La politica, l’economia, devono cominciare a ragionare con principi diversi, più evoluti”, suggerisce infine, “perché l’Italia non è un Paese ricco di materie prime ma ha una grande materia prima che va difesa: è il proprio know how. Dobbiamo quindi stare molto attenti e non regalarlo perché è come se regalassimo agli altri il nostro tesoro più prezioso. Ci sono cose che vanno date fuori, ma quelle più importanti devono essere costruite dentro perché solo così possiamo restare padroni del nostro futuro”.

Monica Zornetta (Avvenire, 22 maggio 2016)